Da poco più di un secolo in Giappone si è scoperto e perfezionato il metodo per coltivare le perle, sino ad allora reperite esclusivamente attraverso la difficile e pericolosa pesca delle ostriche selvatiche, che si trovano a notevoli profondità. La pesca era affidata esclusivamente a giovani donne, le Ama, che si immergevano, per lunghi periodi, in apnea.

Diversi giapponesi (fra i quali Tokichi Nishikawa, Tatsuhei Mise e Kokichi Mikimoto) quasi simultaneamente, ma indipendentemente l'uno dall'altro, gettarono le basi della formazione e coltivazione delle perle. Essi non si sono limitati a comprendere e svelare i misteri della nascita delle gemme del mare, ma sono riusciti a riprodurre nei molluschi quelle particolari condizioni capaci di far generare naturalmente la perla all'interno del guscio.

La coltivazione delle perle permise di soddisfare l'enorme richiesta di questa gemma del mare e allo stesso tempo di evitare l'esaurimento delle fonti di perle naturali. All'inizio gli esperimenti furono fatti con varie specie di ostriche, il tutto si concentrò poi esclusivamente utilizzando la Pinctada fucata martensii, conosciuta nel linguaggio comune come ostrica Akoya.

Nel lontano 1898, Mikimoto, uno dei pionieri della perla coltivata, raccolse il frutto del suo piccolo allevamento e ne fece dono all'Imperatore del Giappone. Nei primi anni del '900 la produzione iniziò timidamente, ma poi, specie negli anni '60, raggiunse livelli ragguardevoli tali da far sì la perla non fosse più esclusivo ornamento di regine e nobildonne.

Il processo di coltivazione delle perle scoperto e perfezionato in Giappone ha fatto di questa nazione, fino all'altro decennio, la più importante sede di produzione delle perle coltivate.
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